E non venitemi a dire che il platonismo è morto e sepolto. La vita che si adatta all’ideale, tanto invisa a Nietzsche, la morale a cui deve adeguarsi l’istinto, la forma che plasma la materia… saremmo alla fine di tutto ciò?
Un tempo il platonismo si esprimeva così: dai forma alla materia!
Oggi l’imperativo categorico è: shape your body!
Mi spiegate dove sta la differenza? Non si tratta sempre di un adeguare il reale – in questo caso, cellulitiche trippaglie adipose – all’ideale – avvenenti e longilinee modelle? Il dualismo grasso-magro e il rifiuto suicida della materia, padre dell’anoressia, non è forse paragonabile all’ascesi monastica? E la trasformazione della corporeità, in cui la condizione di partenza è sempre e solo quella presente e il dualismo dei poli significa solo l’alternativa tra accrescersi o diminuire, in forma ideale e assolutizzazione di uno dei poli, come va interpretata?
Ricerca di perfezione, di assoluto, di bellezza, di accettazione (non esiste idea di sé che non passi dal riconoscimento da parte altrui, come non esiste propria immagine senza uno specchio), forse desiderio di sfuggire alla morte del corpo tramite autoimmolazione.