Across California
San Francisco
Ma che cos’è in fondo la California? Miglia di traffico in auto splendide, sapore di higways che si intrecciano come riccioli di cemento; file di palme dal tronco esile e dal ciuffo appeso in alto, a incorniciare i lungomare dove hanno girato i film della nostra infanzia; il ponte rosso sulla baia che si staglia con la forza di un’idea nella foschia del Golden Gate. L’isola di Alcatraz, oggi ricovero di pellicani, dove languirono a migliaia le mine vaganti del regime. Infine, l’aria asciutta e radiosa di un mattino d’estate, la gente felice che si saluta per strada anche senza conoscersi, sereni nei vestiti casual, felici e segretamente gelosi del loro più grande possedimento, lo spazio americano, il continente, l’oro del West: I DID IT, ce l’ho fatta.
E accanto a quest’America ottusa bigotta e sporca di ketchup, decine, centinaia di fricchettoni usciti dalla contestazione dei mitici Sessanta, la Berkeley meravigliosa che abbiamo sognato, le chitarre, i Laureati, un sogno e un’utopia che la storia ha smentito. Tutto questo ha un nome, ciascun tassello del mosaico urbano e umano ha una collocazione ben precisa nell’intreccio di streets che grigliano la penisola su cui sorge San Francisco.
Solo che sulla mappa è una faccenda piatta e orizzontale come potrebbe essere Manhattan, mentre la realtà è ben diversa. Altroché Roma dai sette colli: San Francisco sorge su un terreno accidentato, collinare, con valli e picchi, trentadue - dicono, e nonostante questo i pionieri l’hanno fatta a reticolo, in perfetto stile yankee o antico romano.
Per questo, interi quartieri sorgono su colline dalla pendenza severa, e le strade le tagliano dritte unendo up e downhill. San Francisco è la città dei freni a mano. non provate a parcheggiare senza, o vi troverete sul Ponte a piangere la vettura finita nella baia.
Le costruzioni sono meravigliose; colorate, originali e immerse nel verde, come solo le città dei grandi oceani sanno offrire. Belli i moli di fronte alla baia, suggestivo il mitico Fisherman’s Wharf con la colonia di leoni marini, puzzolenti e rumorosi ma amati dai turisti. Se ci passate, fermatevi a un chiosco qualunque, per gustarvi quella che vendono in una coppetta da gelato, mentre in realtà trattasi di polpa fresca di granchio e gamberetti appena pescati: una meraviglia. Attenzione ai gabbiani che proveranno a rubarvi il cibo al volo... la natura è lotta per il più furbo.
Se poi vorrete immergervi in un altro continente senza allontanarvi troppo, a sole due strade di distanza troverete Chinatown. Odori a parte, trattasi di una colonia aliena tollerata dai paciosi cittadini, che la rispettano come rispettano i leoni marini. Chinatown è un’enclave di una Cina passata, la canton del Novecento, ormai superata dalla Cina di oggi che con questi angoli pittoreschi non ha nulla a che spartire - un po’ come paragonare Milano con la Little Italy di New York. Potrete comunque trovare delle belle giade e mangiare i mitici dim sum.
La Cina dentro l’America ci lascia l’amaro in bocca, mostrandoci come popoli lontani (americani dell’ovest e cinesi) si siano incrociati a nostra insaputa, generando traffici che hanno completamente tagliato fuori l’Europa, sebbene noi europei continuiamo a sentirci al centro del mondo; bene, in questo sarebbe meglio che ci rendessimo conto una volta per tutte che oggi il nuovo Mare Nostrum non è più il mediterraneo (come lo era fino al Quattrocento) né l’Atlantico (dal Cinquecento al Novecento), ma è diventato il Pacifico.
Il bacino del Pacifico è il mare del terzo millennio che inizia; i popoli che si affacciano sulle sue sponde, diversissimi e lontani tra loro, stanno scrivendo la storia del mondo da eroi; mentre quello che succede dall’altra parte, Europa Africa e Medio Oriente, non è altro che una storia di sconfitti che cercano di stare al passo, in modi differenti.