lunedì 28 aprile 2008

Across California

San Francisco

Ma che cos’è in fondo la California? Miglia di traffico in auto splendide, sapore di higways che si intrecciano come riccioli di cemento; file di palme dal tronco esile e dal ciuffo appeso in alto, a incorniciare i lungomare dove hanno girato i film della nostra infanzia; il ponte rosso sulla baia che si staglia con la forza di un’idea nella foschia del Golden Gate. L’isola di Alcatraz, oggi ricovero di pellicani, dove languirono a migliaia le mine vaganti del regime. Infine, l’aria asciutta e radiosa di un mattino d’estate, la gente felice che si saluta per strada anche senza conoscersi, sereni nei vestiti casual, felici e segretamente gelosi del loro più grande possedimento, lo spazio americano, il continente, l’oro del West: I DID IT, ce l’ho fatta.
E accanto a quest’America ottusa bigotta e sporca di ketchup, decine, centinaia di fricchettoni usciti dalla contestazione dei mitici Sessanta, la Berkeley meravigliosa che abbiamo sognato, le chitarre, i Laureati, un sogno e un’utopia che la storia ha smentito. Tutto questo ha un nome, ciascun tassello del mosaico urbano e umano ha una collocazione ben precisa nell’intreccio di streets che grigliano la penisola su cui sorge San Francisco.
Solo che sulla mappa è una faccenda piatta e orizzontale come potrebbe essere Manhattan, mentre la realtà è ben diversa. Altroché Roma dai sette colli: San Francisco sorge su un terreno accidentato, collinare, con valli e picchi, trentadue - dicono, e nonostante questo i pionieri l’hanno fatta a reticolo, in perfetto stile yankee o antico romano.
Per questo, interi quartieri sorgono su colline dalla pendenza severa, e le strade le tagliano dritte unendo up e downhill. San Francisco è la città dei freni a mano. non provate a parcheggiare senza, o vi troverete sul Ponte a piangere la vettura finita nella baia.
Le costruzioni sono meravigliose; colorate, originali e immerse nel verde, come solo le città dei grandi oceani sanno offrire. Belli i moli di fronte alla baia, suggestivo il mitico Fisherman’s Wharf con la colonia di leoni marini, puzzolenti e rumorosi ma amati dai turisti. Se ci passate, fermatevi a un chiosco qualunque, per gustarvi quella che vendono in una coppetta da gelato, mentre in realtà trattasi di polpa fresca di granchio e gamberetti appena pescati: una meraviglia. Attenzione ai gabbiani che proveranno a rubarvi il cibo al volo... la natura è lotta per il più furbo.
Se poi vorrete immergervi in un altro continente senza allontanarvi troppo, a sole due strade di distanza troverete Chinatown. Odori a parte, trattasi di una colonia aliena tollerata dai paciosi cittadini, che la rispettano come rispettano i leoni marini. Chinatown è un’enclave di una Cina passata, la canton del Novecento, ormai superata dalla Cina di oggi che con questi angoli pittoreschi non ha nulla a che spartire - un po’ come paragonare Milano con la Little Italy di New York. Potrete comunque trovare delle belle giade e mangiare i mitici dim sum.
La Cina dentro l’America ci lascia l’amaro in bocca, mostrandoci come popoli lontani (americani dell’ovest e cinesi) si siano incrociati a nostra insaputa, generando traffici che hanno completamente tagliato fuori l’Europa, sebbene noi europei continuiamo a sentirci al centro del mondo; bene, in questo sarebbe meglio che ci rendessimo conto una volta per tutte che oggi il nuovo Mare Nostrum non è più il mediterraneo (come lo era fino al Quattrocento) né l’Atlantico (dal Cinquecento al Novecento), ma è diventato il Pacifico.
Il bacino del Pacifico è il mare del terzo millennio che inizia; i popoli che si affacciano sulle sue sponde, diversissimi e lontani tra loro, stanno scrivendo la storia del mondo da eroi; mentre quello che succede dall’altra parte, Europa Africa e Medio Oriente, non è altro che una storia di sconfitti che cercano di stare al passo, in modi differenti.