lunedì 28 aprile 2008

Saudi Arabia

Jeddah


È la bocca aperta della penisola, l’approdo di un mare di fedeli che dai quattro angoli del mondo islamico - dal marocco all’indonesia - fanno l’esperienza della loro vita, il Hagg - il pellegrinaggio nei luoghi sacri del Profeta, La Mecca e Medina. A noi kafiruna (infedeli) questi sono interdetti: se ci beccano a meno di 25 km da una delle due città sacre siamo passibili di pena capitale per sgozzamento... e vi garantisco che qui l’iter giudiziario non va molto per le lunghe.
Scendendo dall’aereo, mi aspetta una folata d’aria rovente di 45 gradi come se fossi di fronte a un fon al massimo: oltretutto, l’aria qui non è affatto secca, ma satura di umidità come nelle migliori estati padane..
Dappertutto, campeggiano manipoli di poliziotti vestiti di verde: un corpo speciale, l’arma per la difesa dell’insegnamento del Corano. sono questi i vigili che fanno togliere i crocifissi dal collo dei turisti europei, e prendono a randellate le vetrine dei negozi che non osservano, cinque volte al giorno, l’orario di preghiera (cacciando fuori la clientela).
Paese dei paradossi questa Arabia, popolata di uomini fieri in bianco e donne nascoste nel nero; animata dal fervore del mistico Muhammed, piena di spiritualità, e al contempo incredibilmente americana: palazzi futuristici nel deserto e concessionarie traboccanti di Hammer. Gli arabi da sempre hanno speso fortune per i loro cavalli... un po’ come con le donne, piu’ ne hanno e piu’ potenti sono. Adesso la spesa per i cavalli o per i cammelli è diventata spesa per le auto.
Quando, sotto il regno di uno dei re sauditi, venne estratto per la prima volta il petrolio, tutti i politici capirono che per conservare la ricchezza nelle mani dei signori d’Arabia sarebbe stato necessario stringere patti con i più potenti (gli stati uniti d’america), mantenere un assoluto controllo autoritario in materia di politica e di religione, e fare dell’Arabia un luogo assolutamente tabù per il turismo internazionale, altrimenti il viavai di gente ne avrebbe causato l’apertura alla modernità, e la perdita del comando da parte delle elite.
Così si è diffusa questa religiosità bigotta e coercitiva, così sono nate alleanze importanti come quella tra i Bush e i Bin Laden. Ancor oggi il fratello di Osama vive scortatissimo nella sua tenuta e fa affari con il paese delle libertà.
L’Arabia è l’esempio di una monarchia assoluta, con caratteri assolutistici e medioevali (la religione fonda il potere). Per noi che siamo abituati a concepire tutte le dittature come anticapitalistiche e antiamericane, fa specie vedere un regno medioevale con le insegne trionfanti di Mac Donalds, KFC, Starbucks e Pizza Hut e luccicante di hammer, maserati, ferrari e lamborghini sotto il sole giaguaro.
Ma ci aiuta anche a riflettere: fino a che punto il capitale è giustificabile nell’ideologia della libertà globale? Non ci accorgiamo che la nostra esistenza materiale e la sovranità politica mondiale (= il controllo sulle fonti energetiche non rinnovabili) affondano le proprie radici nella tirannide, e, anzi, contribuiscono a mantenere questi regimi così come stanno?